Studio delle forme esterne del corpo umano


Lo studio delle forme esterne del corpo umano, nelle loro infinite varietà e modificazioni inerenti al sesso, all’età, alle razze, agli individui, alle condizioni di vita e di salute ecc. costituisce la parte più ampia e peculiare dell’Anatomia artistica.

Questo studio, condotto con metodo topografico, coordina in sintesi tutti i dati relativi alle ossa, alle articolazioni ed ai muscoli che si trovano sotto i tegumenti e che determinano il modellato delle diverse regioni e le relative modificazioni nei vari atteggiamenti e movimenti.

La morfologia esterna è meno generica di quella degli organi che costituiscono l’apparato locomotore, e pertanto meglio di quella si presta ad uno studio comparativo, il quale più che sul cadavere è da eseguirsi sul vivente.

Si può affermare che lo studio delle forme esterne investe i problemi relativi al nudo e che ad un certo punto tende a sconfinare nello studio vero e proprio della figura, sia disegnata che modellata.

Introdotta così l’anatomia entro il grande quadro della storia dell’arte, ne consegue che la vastità della materia diventa tale da formare piuttosto oggetto di ricerche speciali e di studi monografici anziché potersi racchiu­dere entro i limiti angusti di un manuale.

Si consideri, ad esempio, come variamente è stata vista e interpretata la figura umana dalla più remota antichità fino ai giorni nostri, dagli arcaici fino a Picasso. Ogni esperienza figurativa tentata fin qui è stata pur sempre anche esperienza anatomica.

Partendo da siffatte considerazioni ci dovremo limitare ad una tratta­zione elementare e schematica della morfologia esterna, senza addentrarci nell’esame dei casi particolari, il quale esame ha campo di svolgersi all’infinito in ogni direzione, nelle condizioni statiche e nella dinamica del corpo umano, nelle variazioni somatiche, nelle differenti caratteristiche inerenti all’età, al sesso, al biotipo, alla razza; nel cadavere o nel modello vivente, e infine – punto di arrivo – nell’opera d’arte.

(A. e G. Morelli – 1977)