Con note estratte dai trattati antichi dell’arte


…“Or quanto alle figure quadrate ne disegnò assai Vincenzo Foppa, il quale forsi douea hauer letto di quelle che in tal modo squadraua Lisippo Statonaro  anticho, con quella simmetria, che in latino non hà nome alcuno. Et ‘seguendo lui  ne disegnò poi l Bramante vn libro, da cui Raffaello,  Polidoro, & Gaudentio ne cauarono grandissimo giouamento; & secondo che si dice è peruenuto poi nelle mani di Luca Cangiaso Pozzeuerasco, il quale perciò è riuscito nelle inuentioni, & bizarrie rarissimo al mondo.” …
Gio Paolo Lomazzo TRATTATO DELL’ARTE DE LA PITTURA – Appresso Paolo Gottardo Pontio – Milano 1584 (libro sesto Pag. 320) 

Luca Cambiaso (1527 – 1585)

La rappresentazione della figura umana necessariamente richiede la conoscenza del disegno e dell’anatomia dell’uomo; da questo binomio nasce una specifica disciplina – l’anatomia artistica – il cui ambito d’indagine è rivolto rigorosamente all’artista.

La didattica di questo corso coinvolge ambedue gli argomenti: disegno e anatomia, avendo a prediligere, in un primo momento, la padronanza del disegno e, successivamente, la conoscenza dell’anatomia del corpo umano. Per opportunità metodologica inizieremo il percorso con l’indagine di alcune regole basilari del disegno tramandateci dai maestri del passato; questo ci permetterà di capire meglio la fenomenologia della disciplina e di intraprendere un corretto percorso di studi.

Per entrare nello specifico, dunque, è necessario chiedersi: cosa è il disegno?  Ci inoltriamo nei contenuti della domanda anteponendo due assunti.

Primo assunto: il disegno è un insieme di punti, tratti e tratteggi, di penna, di matita, o di altro simile strumento, tendente ad imitare le forme e i contorni che gli oggetti ci presentano alla vista; l’insieme di questi  tratti organizza la superficie piana che, per tale disposizione, simula la realtà  visibile.

Secondo assunto: il disegno è un fenomeno concettuale che, attraverso l’uso di strumenti grafici, tende a simulare la realtà visibile o mentale su uno spazio bidimensionale.

L’effetto pratico di ambedue gli assunti è la trasposizione (atto del disegnare) di un’immagine (disegno) su una superficie (supporto da disegno). In altre parole: l’azione stessa del disegnare. Da queste considerazioni parte la nostra ricerca, anzi, ri-scoperta, di regole e metodi del passato, convinti che così si possa realizzare al meglio l’apprendimento dell’arte del disegno.

Ma vediamo più da vicino quali sono queste regole e quando sono nate.

Nella sua “Storia estetico-critica delle arti del disegno, 1856”, (Appendice testo, Lez. prima, Pag. 11) lo storico d’arte Pietro Selvatico, (1) illustra in maniera chiara quale sia stata la regola basilare dei  grandi maestri di vari epoche.

L’idea ricorrente degli artisti è di pervenire a una visione semplificata della forma attraverso un processo di sintesi geometrica. (2) In altre parole, il pittore dovrà intuire quale figura geometrica, regolare o irregolare, solida o piana si nasconda dietro la varietà delle forme naturali; individuata tale figura, a partire da essa egli inizieà a disegnare.

Il principio geometrico è comune a tanti artisti fin dall’antichità. Panfilo di Anfipoli, artista greco del IV sec. a.C., dice: «nessun’arte poter essere perfetta, senza la geometria». Diversi secoli dopo, Leon Battista Alberti, nel Libro III della pittura, cosi si esprime:  «Desidero veramente che il pittore sia, quanto ei può, dotto in tutte le arti liberali, ma principalmente desidero ch’è sappia geometria. Ma chi non ha notizia d’essa, non posso io credere che intenda i nostri ammaestramenti, né abbastanza ancora alcune regole della pittura».

E’ interessante, dopo le citazioni del Selvatico, proseguire con qualche altro esempio man mano che ci avviciniamo al tema della rappresentazione del corpo umano. Il Cennini consigliava di ritrarre cose agevoli quanto più si può: le quali probabilmente erano figure geometriche, “imperocchè in queste sia chiusa tutta la scienza vera del disegno; ogni forma complessa potendosi ridurre in figure geometriche separate, le quali, allora che sieno rappresentate esattamente, tanto negli angoli quanto nei lati o nelle curve loro, danno giusto l’insieme, e riproducono poi sicura immagine del vero, guardato che sia a conveniente punto di distanza”.

Molto prima del Selvatico, un altro storico dell’arte e pittore, Giovanni Paolo Lomazzo, nel suo “Trattato dell’arte de la pittura, 1584”, (3) racconta di artisti che si posero il problema della rappresentazione del corpo umano facendo ricorso alla geometria solida. Scrive Lomazzo: «Or quanto alle figure quadrate ne disegnò assai Vincenzo Foppa, il quale forse dovea aver letto di quelle che in  tal modo squadrava Lisippo statuario antico, con quella simmetria, che in latino non ha nome alcuno. E seguendo lui ne disegnò poi Bramante un libro, da cui Raffaello, Polidoro, e Gaudentio ne cavarono grandissimo giovamento; e secondo che si dice è pervenuto poi nelle mani di Luca Cangiaso [Cambiaso] Pozzeverasco, il quale perciò è riuscito nelle intenzioni, e bizzarrie rarissimo al mondo. » (4)